Ogni anno, verso metà settembre, in farmacia ricomincia la stessa scena: qualcuno appoggia sul bancone il flacone di vitamina D lasciato a metà a maggio e mi chiede se è il momento di riprenderlo. È una domanda sensata, perché la vitamina D è l'unico nutriente che il corpo produce da solo, ma a certe condizioni: serve il sole giusto, nelle ore giuste, sulla pelle scoperta. Da settembre in poi quelle condizioni cominciano a mancare.
Il punto quindi non è tanto se integrare, ma quando ricominciare e con quale dosaggio. Chi riparte a dicembre spesso arriva tardi, perché le riserve estive si sono già assottigliate; chi va avanti tutto l'anno per inerzia, senza un controllo, non sa se ne ha davvero bisogno.
Qui trovi cosa succede alla sintesi cutanea a fine estate, chi ha motivo di ripartire subito e come si sceglie tra gocce e capsule. Se cerchi invece le basi (differenza tra D2 e D3, a cosa serve, come si sceglie la forma), sono raccolte nell'articolo Vitamina D: a cosa serve, quale forma scegliere e quando integrarla.
I prodotti consigliati in questo articolo:
Perché a settembre il sole non basta più a produrre vitamina D?
Perché la sintesi cutanea dipende dall'inclinazione dei raggi solari, non dalla temperatura percepita. La vitamina D si forma nella pelle grazie alla sola componente UVB: quando il sole si abbassa sull'orizzonte, quei raggi attraversano molta più atmosfera e vengono in gran parte filtrati prima di arrivare a terra.
Alle latitudini italiane l'irraggiamento utile si concentra così nelle ore centrali e nei mesi caldi, mentre nella stagione fredda la produzione si riduce anche in una limpida giornata di sole. Vale lo stesso per il sole preso dietro un vetro, che blocca gli UVB. Aggiungi che, tornati al lavoro, quasi nessuno passa più le ore centrali all'aperto con braccia e gambe scoperte.
Quanto durano le scorte di vitamina D accumulate in estate?
Meno di quanto si immagini: la 25-OH-vitamina D, la forma che circola nel sangue e che si misura con l'esame, ha un'emivita nell'ordine di due-tre settimane. Le riserve costruite ad agosto si dimezzano quindi nel giro di circa un mese, e continuano a scendere finché non arriva un nuovo apporto dal sole o dall'integrazione.
Una parte viene messa da parte nel tessuto adiposo, ma è un serbatoio poco affidabile: nelle persone con eccesso di peso la vitamina resta in gran parte sequestrata nel grasso. La curva tipica scende da settembre e tocca il minimo a fine inverno: ripartire in autunno serve a smussare quella discesa, non a fare il pieno in un mese.
Chi dovrebbe ricominciare subito e chi può aspettare
Chi ha una sintesi cutanea strutturalmente ridotta dovrebbe ripartire adesso, senza aspettare i primi freddi: gli over 65, nei quali la capacità della pelle di produrre vitamina D cala con l'età, e le persone con scarsa esposizione al sole, cioè chi lavora sempre al chiuso, chi non esce nelle ore centrali, chi ha problemi di mobilità.
Stessa cosa per chi ha la pelle scura, perché la melanina funziona da filtro naturale e allunga i tempi di esposizione necessari, per chi ha obesità o ha affrontato una chirurgia bariatrica, e per chi convive con un malassorbimento intestinale (celiachia, malattie infiammatorie croniche). Anche corticosteroidi e diversi antiepilettici interferiscono con il metabolismo della vitamina D, ma lì l'indicazione arriva dal medico curante.
Un discorso a parte meritano le donne in menopausa, per cui il tema si intreccia con la salute dell'osso. Chi invece è giovane, sano e ha passato l'estate all'aria aperta può ragionevolmente aspettare l'autunno inoltrato.
Serve fare l'esame della 25-OH-vitamina D prima di ripartire?
Non serve a tutti, ed è il punto che genera più confusione al bancone. L'esame di riferimento è il dosaggio della 25-OH-vitamina D (o calcidiolo), che fotografa lo stato complessivo dell'organismo: ha senso quando c'è un sospetto clinico, una condizione di rischio o una terapia da impostare, non come controllo di routine per chiunque.
Quando l'esame si fa, i risultati arrivano in ng/ml oppure in nmol/l (1 ng/ml corrisponde a 2,5 nmol/l), e confrontare due referti con unità diverse è l'errore più comune. L'interpretazione spetta al medico, che legge il valore insieme a calcio, funzione renale e storia clinica. Un consiglio pratico: non ripeterlo dopo tre settimane, perché i livelli si assestano nell'arco di tre-quattro mesi. Il quadro completo delle analisi di fine estate è nell'articolo su quali valori ha senso controllare a settembre.
Con quale dosaggio si riparte a settembre?
Il dosaggio giusto tiene conto della singola situazione, quindi non esiste un numero valido per tutti; quello che si può dire con certezza è dove sta il confine di sicurezza. L'EFSA ha fissato il livello massimo tollerabile per gli adulti a 100 microgrammi al giorno, pari a 4.000 UI, con un limite di 50 microgrammi per i bambini fino ai 10 anni.
Nel mantenimento quotidiano i formati da banco stanno molto al di sotto di quella soglia. Il Holos Vitamina D3 60 Capsule porta 2000 UI di colecalciferolo per capsula in olio extravergine di oliva e olio di cocco, con l'indicazione di una capsula al giorno durante un pasto: la confezione copre due mesi pieni e le capsule sono di origine vegetale, adatte anche a chi segue un'alimentazione vegana.
Chi fatica a deglutire, o preferisce modulare la dose, trova la stessa concentrazione in forma liquida nel Holos Vitamina D3 Gocce 50 ml: una sola goccia contiene 2000 UI e si assume sotto la lingua o diluita in acqua. È il formato che consiglio più spesso agli anziani che hanno già diverse compresse da gestire.
Se hai avuto in passato un referto con valori bassi, il dosaggio non si decide da soli: la prescrizione dei farmaci a base di vitamina D a carico del Servizio Sanitario Nazionale è regolata dalla Nota 96 dell'AIFA ed è materia del medico. L'integratore da banco serve al mantenimento, non a correggere una carenza documentata.
Meglio una dose ogni giorno o un bolo settimanale?
Oggi la somministrazione quotidiana a basso dosaggio è quella generalmente preferita, ed è anche la più semplice da mantenere nel tempo. Il razionale è intuitivo: la vitamina D arriva con continuità, come farebbe un'esposizione solare regolare, evitando i picchi e le successive discese tipiche dei boli settimanali o mensili ad alto dosaggio.
I boli restano uno strumento clinico utile, per esempio quando il problema è l'aderenza alla terapia, ma rientrano nella sfera della prescrizione. Il criterio pratico che uso al banco è banale: la posologia migliore è quella che riesci davvero a rispettare. Una goccia al mattino accanto al caffè diventa un automatismo in pochi giorni; una dose da ricordare una volta al mese, quasi mai.
Quando assumere la vitamina D per assorbirla davvero
Insieme a un pasto che contenga grassi, perché la vitamina D è liposolubile e il suo assorbimento intestinale migliora in presenza di lipidi. Non serve un pasto abbondante: bastano un filo di olio extravergine d'oliva, della frutta secca o un uovo.
Prenderla a stomaco vuoto con un caffè al volo è l'errore più frequente e il più facile da correggere; per le gocce come Holos Vitamina D3 Gocce il problema si pone meno, perché la vitamina è già disciolta in olio. Sul momento della giornata non c'è una regola rigida, purché ci sia costanza.
Ha senso abbinare la vitamina K2?
L'abbinamento ha un razionale fisiologico chiaro, anche se le prove cliniche sui benefici a lungo termine sono ancora in costruzione. La vitamina K2, nella forma menachinone-7 (MK-7), attiva proteine che indirizzano il calcio verso il tessuto osseo: la vitamina D ne aumenta l'assorbimento, la K2 contribuisce a mandarlo dove serve.
Per tenere insieme le due cose senza due acquisti separati c'è OTI D e OTI K Gocce in formato convenienza: due flaconi in olio di semi di girasole con aroma di limone, senza glutine e adatti a vegani, da assumere nella misura di 5-10 gocce al giorno ciascuno preferibilmente al mattino, per cicli continuativi di almeno un mese e mezzo, 3-4 volte l'anno.
Se la vitamina D la stai già assumendo, la K2 esiste anche da sola: OTI K+ Plus 20 ml fornisce 105 microgrammi di vitamina K2 alla dose massima di 10 gocce. Un'avvertenza è tassativa: chi assume farmaci anticoagulanti deve parlarne con il medico, perché la vitamina K interferisce con quella classe di terapie. Il resto del comparto è tra gli integratori di vitamina K.
Bambini: perché la vitamina D non va in vacanza
Nei più piccoli l'integrazione non è legata alla stagione ma alla fase di crescita, ed è indicata tutto l'anno nel primo periodo di vita. Il pediatra la prescrive fin dalle prime settimane per una ragione semplice: il latte materno, ideale sotto ogni altro aspetto, contiene quantità di vitamina D generalmente insufficienti a coprire il fabbisogno del lattante.
Il dosaggio pediatrico classico è nell'ordine delle 400 UI al giorno, ed è quello che fornisce Holos Vitamina D3 Bambini 0-3 Anni: una goccia al giorno, direttamente in bocca oppure diluita in un cucchiaino di latte o di acqua, sempre su base di olio extravergine di oliva.
Oltre i tre anni la scelta di proseguire va concordata con il pediatra, perché dipende da alimentazione, esposizione al sole e crescita. Ricorda che per la fascia 1-10 anni il limite EFSA scende a 50 microgrammi al giorno: i prodotti per adulti non si adattano riducendo le gocce a occhio.
Chi deve fare attenzione alla vitamina D
Alcune condizioni richiedono che l'integrazione passi dal medico, perché la vitamina D può alterare l'equilibrio del calcio. Riguarda chi ha ipercalcemia o ipercalciuria note, chi soffre di calcolosi renale ricorrente e chi convive con malattie granulomatose come la sarcoidosi, nelle quali la vitamina D viene attivata in modo anomalo.
Attenzione anche a chi ha una insufficienza renale, a chi assume diuretici tiazidici e a chi prende già integratori di calcio o multivitaminici, perché sommando più prodotti si arriva a dosi che nessuno aveva pianificato. In gravidanza e allattamento la vitamina D non è vietata e rientra spesso nei percorsi seguiti dal ginecologo, ma il dosaggio va concordato.
Gli errori che vedo più spesso al bancone a settembre
Il più comune è aspettare l'influenza per ricominciare: i livelli non si ricostruiscono in una settimana.
- Riprendere la confezione dell'anno scorso senza guardarla: le formulazioni in olio, una volta aperte, hanno una durata limitata e un flacone ritrovato dopo mesi di solito va sostituito.
- Confondere il farmaco con l'integratore: una terapia prescritta per una carenza documentata non si sostituisce di propria iniziativa con un prodotto da banco.
- Alzare la dose per recuperare il tempo perso: superare i limiti di sicurezza non porta alcun vantaggio.
- Prenderla per due settimane e smettere: è un'integrazione di stagione, da impostare fino alla primavera.
Domande frequenti sulla ripartenza della vitamina D
Quando bisogna ricominciare a prendere la vitamina D dopo l'estate?
Il periodo indicato per la maggior parte delle persone è tra fine settembre e ottobre, quando la sintesi cutanea alle nostre latitudini si riduce sensibilmente.
Chi rientra nelle categorie a rischio, come gli over 65 o chi ha già avuto valori bassi, può ripartire a inizio settembre o non interrompere affatto, seguendo l'indicazione del proprio medico.
Per quanti mesi va presa la vitamina D in autunno e inverno?
L'integrazione stagionale copre di norma il periodo in cui il sole non basta, indicativamente da ottobre a marzo-aprile.
Alcuni prodotti in gocce sono invece pensati per cicli di almeno sei settimane ripetuti 3-4 volte l'anno: la durata giusta dipende dal prodotto scelto, e conviene chiarirlo prima di iniziare.
Quanta vitamina D si può prendere al giorno senza rischi?
Per gli adulti l'EFSA indica un livello massimo tollerabile di 100 microgrammi al giorno, corrispondenti a 4.000 UI, considerando tutte le fonti sommate.
Non è la dose consigliata ma il tetto da non superare: le dosi di mantenimento da banco sono molto inferiori, e per i bambini da 1 a 10 anni il limite scende a 50 microgrammi.
Si può prendere la vitamina D senza fare le analisi?
Per una dose di mantenimento da integratore, in un adulto sano e senza condizioni particolari, l'esame non è indispensabile.
Diventa invece opportuno in presenza di fattori di rischio, terapie croniche in corso o quando l'obiettivo è correggere una carenza: in quel caso il dosaggio della 25-OH-vitamina D e la scelta della posologia spettano al medico.
Vitamina D in gocce o in capsule: cambia qualcosa?
Sul piano dell'efficacia le due forme sono equivalenti a parità di dosaggio, e la differenza è di praticità.
Le gocce sono più indicate per bambini, anziani e per chi ha difficoltà a deglutire; le capsule sono più comode da portare con sé e non richiedono di contare nulla.
I consigli del farmacista
- Associa la vitamina D a un gesto che fai già. Il flacone accanto alla bottiglia dell'olio, o la scatola vicino alla macchina del caffè, valgono più di qualsiasi promemoria sul telefono: un'integrazione che deve durare mesi si regge sulle abitudini, non sulla buona volontà.
- Controlla se la vitamina D è già dentro qualcos'altro che prendi. Multivitaminici, integratori per le ossa e prodotti per la menopausa spesso la contengono. Prima di aggiungerne uno nuovo leggi le etichette di quelli che hai in casa e somma le UI: capita più spesso di quanto sembri di arrivare al doppio senza accorgersene.
- Non trascurare la parte alimentare. Pesce azzurro, salmone, tuorlo d'uovo e prodotti fortificati sono le fonti più concrete: da soli non coprono il fabbisogno, ma due-tre porzioni di pesce grasso a settimana sono un contributo reale.
- Se hai comprato le gocce, conservale bene. Le formulazioni in olio soffrono luce e calore: flacone chiuso, al riparo dalla luce, lontano dai fornelli. Il mobiletto del bagno, tra vapore e sbalzi di temperatura, è il posto peggiore in cui possano finire.
- Muoviti, perché l'osso risponde al carico. Camminare, salire le scale, lavorare con qualche peso: vitamina D e calcio forniscono i materiali, non lo stimolo. Negli anziani l'attività regolare allena anche l'equilibrio e riduce il rischio di cadute.
Come scegliere il formato giusto per te
Se sei un adulto che vuole una dose fissa e non vuole pensarci, le capsule da 2000 UI ai pasti sono la soluzione più lineare, e la confezione da 60 copre due mesi. Se hai difficoltà a deglutire, gestisci già diverse terapie o vuoi modulare la quantità, le gocce sono più flessibili.
Per i bambini fino ai 3 anni la strada è obbligata: serve un prodotto con dosaggio pediatrico e contagocce dedicato, sotto indicazione del pediatra. Se invece il tuo obiettivo riguarda la salute delle ossa, e magari sei in menopausa o hai una familiarità per osteoporosi, l'abbinamento con la vitamina K2 merita di essere valutato, purché non ci siano terapie anticoagulanti in corso.
In conclusione
Ricominciare la vitamina D a settembre non è un rito automatico, ma una scelta che ha senso per chi ha una sintesi cutanea ridotta o una condizione di rischio: la finestra utile del sole si chiude proprio ora e le scorte estive si esauriscono in fretta. Sul come, le indicazioni sono semplici: dose quotidiana, assunzione con un pasto, continuità fino alla primavera e nessuna improvvisazione sui dosaggi alti, che restano competenza del medico.
Trovi l'assortimento completo tra gli integratori di vitamina D e, per chi ragiona in ottica di benessere osseo a lungo termine, tra gli integratori per la salute delle ossa. Per qualsiasi dubbio sul dosaggio o sulle interazioni con le terapie che assumi, siamo a disposizione in farmacia.
Andrea Caudera, farmacista iscritto all’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Torino (n. 7562).
Articolo pubblicato a settembre 2026.
Fonti: EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) per il livello massimo tollerabile di assunzione di vitamina D negli adulti e nei bambini; AIFA, Nota 96, per la prescrizione a carico del Servizio Sanitario Nazionale dei farmaci a base di colecalciferolo e calcifediolo.
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