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Dieta vegana: cosa bisogna integrare per essere in salute?

02/08/2025 - Pubblicato in Salute & Benessere , I Migliori Prodotti

L’alimentazione vegana esclude completamente tutti i cibi di origine animale (carne, pesce, uova, latte e derivati, miele).

Una dieta 100% vegetale ben pianificata può apportare molti benefici alla salute ed è sostenibile; tuttavia richiede attenzione particolare ad alcuni micronutrienti per evitare carenze.

In una dieta vegana bilanciata non devono mancare vitamine e minerali essenziali che sono meno disponibili nei cibi vegetali. In particolare, i nutrienti critici da tenere d’occhio sono:

Vitamina B12 Vitamina D Ferro Calcio Zinco Iodio Grassi Omega-3 (EPA e DHA)

Nei paragrafi seguenti vedremo perché ciascuno di questi nutrienti è fondamentale, quali sono le difficoltà di assunzione con una dieta vegana, i fabbisogni giornalieri secondo linee guida ufficiali, le possibili fonti vegetali e quando è indicata un’integrazione tramite integratori alimentari (disponibili in farmacia, ad esempio su Tuttofarma.it, che offre prodotti specifici come quelli citati di LongLife e Sygnum).

Una dieta vegana ben pianificata deve prevedere fonti affidabili per questi micronutrienti: così facendo, è possibile evitare carenze e godere di tutti i benefici di un’alimentazione vegetale in sicurezza.

Vitamina B12: la sfida principale per chi segue una dieta vegana

La vitamina B12 (cobalamina) è forse il nutriente più noto per il rischio di carenza nei vegani.

Si tratta di una vitamina essenziale per la formazione dei globuli rossi, la salute del sistema nervoso e il metabolismo energetico cellulare.

Una sua carenza può causare anemia megaloblastica, danni neurologici e affaticamento cronico.

La vitamina B12 è presente in natura quasi esclusivamente in alimenti di origine animale (carni, pesce, uova, latte e derivati) e non esistono fonti vegetali affidabili: alcune alghe contengono composti simili ma in forma non utilizzabile dall’uomo.

Di conseguenza, una dieta vegana elimina praticamente ogni fonte naturale di B12, esponendo al massimo rischio di carenza questo nutriente.

Il nostro organismo ha bisogno di vitamina B12 in quantità piccole ma imprescindibili: l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha fissato in circa 4 μg al giorno l’assunzione adeguata di vitamina B12 per un adulto.

Può sembrare una dose minima, ma deve essere garantita quotidianamente. Gli onnivori di solito assumono B12 a sufficienza tramite la carne e altri prodotti animali, mentre chi segue un regime vegano deve ricorrere a fonti fortificate o integratori.

Tutti gli esperti concordano su questo punto: le diete vegetariane e vegane, pur potendo essere salutari se ben pianificate, necessitano di una fonte affidabile di vitamina B12 (alimenti fortificati o integratori) per evitare deficit.

Le linee guida internazionali e italiane sono chiare: chi elimina i cibi animali deve assumere un integratore di B12 regolarmente, senza eccezioni, soprattutto nel caso di diete vegane “pure” e in condizioni particolari come gravidanza, allattamento, crescita infantile o età avanzata.

Fortunatamente, la supplementazione di B12 è semplice, sicura ed efficace. In commercio esistono molti integratori di vitamina B12 adatti ai vegani: spesso si tratta di cianocobalamina o metilcobalamina in compresse sublinguali, gocce o spray. Ad esempio, il LongLife B12 1000 µg (integratore sublinguale ad alto dosaggio) fornisce un apporto generoso di questa vitamina essenziale ed è facilmente reperibile in farmacia (anche online su Tuttofarma.it) per sopperire alle esigenze dei vegani.

Assumere regolarmente la B12 tramite integratore evita sintomi come stanchezza, anemia e problemi neurologici, mantenendo normali i livelli ematici di questa vitamina.

In sintesi: la vitamina B12 non può mancare nella dieta vegana e va necessariamente integrata per mantenere il benessere e prevenire gravi carenze.

Vitamina D: sole e alimenti fortificati non bastano, serve un aiuto esterno

La vitamina D è nota come “la vitamina del sole” perché il nostro corpo la produce attraverso l’esposizione della pelle alla luce solare.

La vitamina D (calciferolo) è fondamentale per l’omeostasi del calcio e del fosforo: favorisce l’assorbimento di calcio nell’intestino ed è cruciale per ossa e denti sani, oltre a svolgere un ruolo nel buon funzionamento del sistema immunitario e muscolare.

Una carenza di vitamina D provoca problemi alle ossa (rachitismo nei bambini, osteomalacia e osteoporosi negli adulti) e può associarsi a debolezza muscolare e maggiore suscettibilità alle infezioni.

Anche se la produzione cutanea tramite sole è la fonte principale di vitamina D, le fonti alimentari rivestono un ruolo importante, soprattutto nei mesi invernali o per chi ha poca esposizione solare.

Tuttavia, gli alimenti ricchi di vitamina D sono quasi tutti di origine animale: pesci grassi (come salmone, sgombro), olio di fegato di merluzzo, tuorlo d’uovo e latte (spesso addizionato) contengono quantità significative di vitamina D.

In una dieta vegana, queste fonti mancano; alcune alternative vegetali sono rappresentate dai cibi fortificati (latte di soia, latte di riso, cereali per colazione con vitamina D aggiunta) e dai funghi esposti alla luce UV, ma in genere l’apporto dietetico nei vegani resta basso.

Non sorprende che anche le linee guida considerino la vitamina D un “nutriente critico” per i vegani, e raccomandino un’integrazione quando le fonti dietetiche e l’esposizione solare sono insufficienti.

Il fabbisogno giornaliero di vitamina D per un adulto, secondo l’EFSA, è di circa 15 μg al giorno (600 UI), ipotizzando esposizione solare minima.

Molte persone, indipendentemente dalla dieta, non raggiungono questo livello: si stima che in generale oltre la metà della popolazione abbia livelli subottimali di vitamina D, specie nei mesi freddi.

Nei vegani, il rischio è amplificato dall’assenza di alimenti naturalmente ricchi di vitamina D. Per questo, supplementare la vitamina D è fortemente consigliato, in particolare durante l’inverno o se si trascorre poco tempo all’aria aperta.

Le autorità sanitarie italiane indicano chiaramente che quando si escludono latte e derivati (come avviene nella dieta vegana) è necessaria un’integrazione di vitamina D per soddisfare il fabbisogno.

Questa raccomandazione vale anche per le donne in gravidanza o allattamento vegane, per i bambini vegani in crescita e in generale per chiunque segua un’alimentazione vegetale: integrare la vitamina D, insieme al calcio, riduce il rischio di problemi ossei.

In commercio vi sono integratori di vitamina D adatti ai vegani: alcuni contengono vitamina D2 (ergocalciferolo) di origine vegetale, altri vitamina D3 ottenuta da licheni (quindi 100% vegetale).

Ad esempio, LongLife Vegan D è un integratore in compressa contenente 2000 UI di vitamina D2 per dose, indicato proprio per supportare ossa e sistema immunitario nei vegani.

Anche la vitamina D3 vegetale (da licheni) è disponibile in gocce o capsule. È importante assumere la vitamina D secondo il dosaggio consigliato (spesso 1000–2000 UI al giorno, a seconda delle esigenze individuali) e, se possibile, monitorare i livelli ematici (25-OH vitamina D) con l’aiuto del medico, per assicurarsi di rientrare nell’intervallo ottimale.

Ferro: come prevenirne la carenza in una dieta vegana?

Il ferro è un minerale essenziale coinvolto nella formazione dell’emoglobina (nei globuli rossi) e di numerosi enzimi; permette al sangue di trasportare l’ossigeno e supporta il metabolismo energetico e le difese immunitarie.

Una carenza di ferro provoca anemia sideropenica, con sintomi di stanchezza, pallore, debolezza e indebolimento di capelli e unghie.

Nella dieta vegana il ferro è presente, ma occorre distinguere tra il ferro eme, contenuto nei prodotti animali (carne, pesce) e molto ben assorbito, e il ferro non-eme, presente nei vegetali (legumi, cereali integrali, frutta secca, verdure a foglia verde) ma assorbito con minore efficienza dall’organismo.

Il ferro dei vegetali è infatti soggetto a fattori che ne riducono la biodisponibilità, in primis la presenza di fitati e fibre nei cibi integrali, che possono interferire con l’assorbimento di minerali come ferro, zinco e calcio.

Questo significa che i vegani, pur assumendo quantitativi di ferro comparabili o talvolta superiori agli onnivori, ne assorbono in realtà una percentuale inferiore.

I LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento Nutrienti) e la Società Italiana di Nutrizione Umana suggeriscono infatti che i fabbisogni di ferro per chi segue diete vegetariane o vegane siano più elevati rispetto alla popolazione generale.

In pratica, l’apporto quotidiano raccomandato di ferro andrebbe aumentato di circa l’80% in dieta vegetariana/vegana, per compensare la minore biodisponibilità.

Ciò significa, ad esempio, che per un uomo adulto vegano il fabbisogno passa dai circa 10 mg/die indicati per un onnivoro a ~18 mg/die, e per una donna in età fertile da 18 mg/die a circa 32 mg/die.

Si tratta di quantità significative, difficili da raggiungere quotidianamente solo attraverso alimenti vegetali non fortificati, soprattutto nel caso delle donne (che hanno perdite di ferro con il ciclo mestruale).

È quindi fondamentale porre attenzione alle strategie per ottimizzare l’assorbimento del ferro dai cibi vegetali e valutare l’uso di integratori in caso di carenze accertate o aumentato fabbisogno.

Quali accorgimenti pratici possono aiutare a migliorare lo stato del ferro in una dieta vegana? Ecco alcuni consigli utili supportati dai nutrizionisti:

  • Assumere vitamina C insieme ai cibi ricchi di ferro: la vitamina C (acido ascorbico) può aumentare di 2-3 volte l’assorbimento del ferro non-eme. È quindi utile condire le pietanze con succo di limone o consumare frutta fresca (agrumi, kiwi, fragole) o verdure crude ricche di vitamina C durante i pasti. Ad esempio, un piatto di lenticchie sarà più nutriente se accompagnato da un’insalata con peperoni crudi o da un frutto a fine pasto.
  • Ridurre i fitati con ammollo, germogliazione e fermentazione: tecniche culinarie come mettere in ammollo i legumi e i cereali prima della cottura, farli germogliare o utilizzare la lievitazione naturale (es. pane a pasta madre) aiutano a degradare l’acido fitico, aumentando la disponibilità di ferro e zinco nei cibi. Anche evitare di consumare sempre e solo cereali integrali “a crudo” aiuta: alternare cereali integrali a semintegrali o raffinati e preferire pane da pasta acida può ridurre l’effetto inibitorio dei fitati.
  • Limitare sostanze che ostacolano l’assorbimento durante i pasti principali: tè, caffè, cacao e vino contengono polifenoli e tannini che legano il ferro; è meglio consumarli lontano dai pasti ricchi di ferro per non ridurne l’assimilazione. Anche il calcio in grandi quantità può competere con il ferro, quindi se si utilizzano integratori di calcio andrebbero assunti in orari diversi rispetto ai pasti ricchi di ferro.
  • Scegliere alimenti vegetali ad alto contenuto di ferro e fortificati: tra i vegetali più ricchi di ferro vi sono legumi (lenticchie, fagioli, ceci, soia), semi oleosi (zucca, sesamo, girasole), frutta secca (anacardi, mandorle, pistacchi), cereali integrali e alcuni vegetali a foglia verde (spinaci, bietole) – sebbene in quest’ultimi gli ossalati possano ridurne l’utilizzo. Molte bevande vegetali e cereali per la colazione sono fortificati con ferro: inserirli nella dieta può aiutare a colmare il fabbisogno.
  • Ricorrere agli integratori di ferro se necessario, sotto controllo medico: se nonostante la dieta ben pianificata le analisi del sangue (emocromo, sideremia, ferritina) indicano uno stato di carenza di ferro, è opportuno assumere un integratore di ferro su consiglio del medico. Esistono formule pensate anche per vegani, spesso composte da sali di ferro facilmente assorbibili e arricchite con vitamina C e acido folico per massimizzarne l’efficacia. Un esempio è LongLife Iron Complex, che combina ferro con vitamina C, vitamine del gruppo B e rame per sostenere la formazione dei globuli rossi. Questi integratori vanno assunti alle dosi suggerite (per evitare sovraccarichi o effetti collaterali come disturbi gastrointestinali) e generalmente permettono di recuperare le riserve di ferro. Naturalmente, è sempre preferibile prevenire la carenza con la dieta e usare gli integratori solo quando effettivamente indicati.

Grazie a queste accortezze, molti vegani riescono a mantenere livelli di ferro nella norma. È comunque buona pratica effettuare periodicamente esami del sangue per monitorare il ferro, soprattutto per le donne, e intervenire tempestivamente.

In sintesi, il ferro può essere ottenuto da fonti vegetali, ma va gestito con cura: associare vitamina C, ridurre i fitati e all’occorrenza integrare permette di prevenire l’anemia sideropenica anche in chi segue un’alimentazione 100% vegetale.

Calcio: ossa forti anche senza latticini

Il calcio è il minerale più abbondante nel nostro organismo, costituendo la struttura di ossa e denti.

Oltre al ruolo strutturale, il calcio è coinvolto nella contrazione muscolare, nella trasmissione nervosa, nella coagulazione del sangue e in molte attività enzimatiche.

Un apporto insufficiente di calcio a lungo termine può portare a indebolimento osseo (osteopenia, osteoporosi) e aumentare il rischio di fratture, oltre a causare problemi come spasmi muscolari e alterazioni nel ritmo cardiaco in caso di carenze gravi.

Nelle diete onnivore, le principali fonti di calcio sono il latte e i latticini (formaggi, yogurt), che forniscono calcio altamente assimilabile, nonché alcune acque minerali ricche di calcio, e secondariamente pesci come sardine (con lisca) e vegetali a foglia verde.

In una dieta vegana, i latticini sono esclusi, quindi bisogna affidarsi ad altre fonti.

Fortunatamente, esistono fonti vegetali di calcio: ad esempio le verdure a foglia verde (broccoli, cavolo riccio, cavolo cinese bok choy), i legumi (soia e derivati come tofu, soprattutto se preparato con solfato di calcio; ceci, fagioli bianchi), la frutta secca e i semi (mandorle, sesamo, tahin, semi di chia) contengono calcio.

Inoltre, molte bevande vegetali (latte di soia, mandorla, ecc.) e succhi di frutta sono arricchiti con calcio; alcuni prodotti come lo yogurt di soia e certi cereali per la colazione sono fortificati per equivalere ai latticini.

Nonostante ciò, raggiungere la quota di calcio raccomandata solo con gli alimenti vegetali può essere impegnativo, e occorre fare attenzione sia alle quantità consumate sia alla biodisponibilità.

Il fabbisogno di calcio per un adulto è attorno ai 1000 mg al giorno (1 grammo), valore che può aumentare a 1200 mg negli adolescenti, in gravidanza/allattamento e nella terza età.

Va detto che alcuni fattori influenzano l’assorbimento del calcio: ad esempio, ossalati e fitati presenti in certi vegetali possono ridurne la disponibilità (gli spinaci, pur ricchi in calcio, lo forniscono in forma poco assorbibile a causa dell’alto contenuto di ossalati).

D’altro canto, una dieta vegana tende ad essere più ricca di magnesio, vitamina K e potassio e meno ricca di sodio e proteine animali acidificanti, fattori che possono ridurre l’escrezione urinaria di calcio.

Ciò significa che il corpo di un vegano potrebbe trattenere meglio il calcio assunto, compensando in parte un apporto minore.

Tuttavia, questo non elimina la necessità di raggiungere comunque un buon introito di calcio con la dieta o con integratori, perché sotto certi livelli il metabolismo osseo ne risente.

Le linee guida nutrizionali suggeriscono che in una dieta vegana ben pianificata si includano quotidianamente fonti di calcio vegetali in quantità adeguate.

Un esempio di distribuzione giornaliera potrebbe essere: 1-2 porzioni di verdure ricche di calcio (come 100-150 g di cavolo riccio o broccoli), 2-3 porzioni di legumi (es. 150 g di tofu al calcio o 200 g di fagioli), un paio di cucchiai di semi di sesamo o tahin, una manciata di mandorle, e l’uso di bevande vegetali fortificate (un bicchiere di latte di soia fortificato apporta spesso 250-300 mg di Ca).

Così si può avvicinarsi al fabbisogno. In aggiunta, l’integrazione di calcio può essere indicata in alcune circostanze: se una persona vegana non riesce a consumare abbastanza alimenti ricchi di calcio, oppure ha aumentato fabbisogno (ad esempio una donna in gravidanza, o in menopausa, periodi in cui il rischio di osteoporosi aumenta), un supplemento può essere utile.

Anche le linee guida italiane raccomandano, nel caso di dieta vegana, di valutare integratori di calcio assieme alla vitamina D per garantire la salute dello scheletro.

In farmacia sono disponibili integratori di calcio formulati per essere ben assorbiti (come il calcio citrato, oppure associazioni di calcio e vitamina D).

Alcuni integratori multivitaminici/minerali per vegani contengono calcio insieme ad altri nutrienti chiave.

Ad esempio, il brand LongLife offre un integratore di calcio e vitamina D pensato per chi non consuma latticini, e analogamente Sygnum e altre marche propongono compresse di calcio vegetale (talvolta ricavato da alghe calcificate come il Lithothamnium) che apportano calcio biodisponibile.

Quando si assume un integratore di calcio, è bene suddividerlo ai pasti (es. 500 mg per volta) per migliorarne l’assorbimento e, come già detto, evitare di assumerlo contemporaneamente a cibi integrali molto ricchi di ferro (che potrebbe interferire).

In ogni caso, prima di iniziare un supplemento di calcio è opportuno confrontarsi col proprio medico, soprattutto se si hanno condizioni particolari o si assumono farmaci, per evitare eccessi (dosi molto alte di calcio potrebbero causare calcoli renali in soggetti predisposti o interagire con farmaci).

Con un corretto bilanciamento tra dieta e integrazione, anche i vegani possono raggiungere i livelli di calcio raccomandati e mantenere ossa forti e sane.

Zinco: un oligoelemento da monitorare nella dieta vegana

Lo zinco è un minerale traccia coinvolto in moltissime funzioni biologiche: supporta il sistema immunitario, è parte di oltre 300 enzimi, contribuisce alla sintesi del DNA, alla guarigione delle ferite, al mantenimento di pelle, capelli e unghie sani, e anche alla normale crescita e sviluppo durante l’infanzia.

Una carenza di zinco può manifestarsi con indebolimento delle difese immunitarie (maggior suscettibilità alle infezioni), problemi cutanei (dermatiti), perdita di appetito, ritardo nella cicatrizzazione e, nei casi gravi, ritardi della crescita nei bambini.

Le fonti alimentari di zinco in una dieta onnivora includono soprattutto la carne, il pesce, i frutti di mare (le ostriche ne sono particolarmente ricche) e i latticini.

Nei vegetali lo zinco è presente in legumi, cereali integrali, frutta secca e semi oleaginosi (semi di zucca, semi di sesamo, anacardi, noci).

Tuttavia, analogamente a quanto visto per il ferro, lo zinco dei vegetali è meno biodisponibile a causa dei fitati presenti in cereali e legumi, che ne riducono l’assorbimento.

In una dieta vegana ricca di cibi integrali, l’assorbimento dello zinco può essere significativamente più basso rispetto a una dieta onnivora, e questo ha portato alcuni esperti a raccomandare un apporto di zinco superiore per i vegani, anche fino al 30-50% in più rispetto ai livelli standard, per compensare le minori percentuali assimilate.

I livelli di assunzione raccomandati di zinco variano in base a sesso ed età: orientativamente un uomo adulto necessita intorno a 11-12 mg di zinco al giorno, e una donna circa 8-10 mg al giorno (il fabbisogno femminile è più alto in gravidanza e allattamento).

Considerando la minore biodisponibilità, un vegano potrebbe mirare a 14-16 mg (uomo) e 10-12 mg (donna) al giorno di zinco da alimenti per stare nel sicuro.

Non è sempre facile raggiungere questi valori, ma con una dieta variata si può ottenere un buon apporto di zinco: ad esempio, 50 g di semi di zucca contengono circa 4-5 mg di zinco, 100 g di tofu ne apportano 2 mg, 30 g di anacardi circa 1.5 mg, 1 tazza di lenticchie cotte 1.3 mg. Consumando più porzioni di questi alimenti nell’arco della giornata, lo zinco totale può sommarsi.

Inoltre, si possono applicare gli stessi accorgimenti citati per il ferro per migliorare la disponibilità di zinco:

  • Ammollo e germogliazione di legumi, cereali e semi per ridurre i fitati e aumentare l’assorbimento minerale.
  • Lievitazione con pasta madre per i prodotti da forno integrali (il processo fermentativo riduce l’acido fitico).
  • Associazione con condimenti acidi o vitamina C nei pasti per favorire la liberazione dei minerali dai fitati (ad esempio, usare lievito alimentare in scaglie – che è ricco di zinco e spesso addizionato di B12 – e succo di limone nelle preparazioni con legumi e cereali).

Nonostante le precauzioni, lo zinco rimane un nutriente da monitorare in un’alimentazione vegana a lungo termine.

Le evidenze scientifiche indicano che, sebbene molti vegani non presentino sintomi evidenti, i loro livelli di zinco possono essere ai limiti inferiori della norma.

Le linee guida pediatriche sottolineano anch’esse l’importanza dello zinco nelle diete vegetali dei bambini, elencandolo tra i nutrienti da garantire con particolare attenzione (assieme a proteine, B12, D, omega-3, ferro e calcio) per evitare deficit nello sviluppo.

Per gli adulti, un approccio prudente è fare degli esami del sangue o del capello se si sospetta una carenza (anche se il dosaggio dello zinco non è di routine, può essere valutato su consiglio medico in presenza di segni di deficit).

Quanto all’integrazione, non tutti i vegani avranno bisogno di un integratore di zinco, ma in alcuni casi può essere utile.

Ad esempio, in presenza di sintomi compatibili con carenza o in periodi in cui il sistema immunitario è messo a dura prova (cambi di stagione, convalescenze), un supplemento di zinco può aiutare.

Sul mercato esistono integratori di zinco in forma di compresse o capsule (gluconato, picolinato o bisglicinato di zinco sono forme ben assorbite) spesso con dosaggi di 10-15 mg per compressa.

Diverse formulazioni multivitaminiche per vegani contengono già zinco in quantità adeguata insieme ad altri micronutrienti: ad esempio Sygnum RD Vita è un integratore polivitaminico-minerale che include zinco, vitamine B (incl. B12), ferro, vitamina C e altri oligoelementi, studiato per supportare le esigenze di chi segue diete vegetariane o vegane.

Anche LongLife e altre marche propongono complessi “vegan multiple” che forniscono 100% dei VNR (Valori Nutritivi di Riferimento) di zinco, ferro, B12, D, iodio, ecc., semplificando la gestione dell’integrazione.

In conclusione, lo zinco è un minerale di cui i vegani devono assicurarsi l’apporto attraverso scelte alimentari oculate e, se necessario, integratori.

Pur essendo richiesto in tracce, svolge funzioni vitali: mantenere un buono stato del zinc significa supportare il sistema immunitario e il metabolismo.

Con una dieta variata e i giusti accorgimenti, è assolutamente possibile per un vegano assumere abbastanza zinco; laddove la sola alimentazione non basti, un integratore può colmare la differenza, garantendo che nella dieta vegana non manchi nemmeno questo prezioso micronutriente.

Iodio: un nutriente essenziale spesso dimenticato

Lo iodio è un micronutriente fondamentale per la sintesi degli ormoni tiroidei (T3 e T4), i quali regolano il metabolismo, lo sviluppo del sistema nervoso centrale durante la gestazione e l’infanzia, la crescita corporea, oltre a influenzare molte altre funzioni fisiologiche (frequenza cardiaca, temperatura corporea, uso di energia).

Una carenza di iodio può portare a ipotiroidismo e gozzo (ingrossamento compensatorio della tiroide), con sintomi di stanchezza, aumento di peso, sensibilità al freddo, depressione.

Nelle donne in gravidanza, una grave carenza iodica può causare danni nello sviluppo neurologico del feto (cretinismo endemico).

Pertanto, garantire un apporto sufficiente di iodio è cruciale per tutti, e particolarmente per le donne in età fertile, in gravidanza e per i bambini.

La principale fonte di iodio nella dieta onnivora è rappresentata dai prodotti ittici (pesci, frutti di mare, alghe), poiché lo iodio è abbondante nell’acqua di mare e si concentra nella catena alimentare marina.

Anche latte e uova possono apportare iodio, in quanto gli animali da allevamento spesso assumono iodio dai mangimi integrati o dai disinfettanti usati in stalla (lo iodio presente nelle soluzioni utilizzate per la pulizia delle mammelle delle mucche finisce in tracce nel latte).

Nei vegetali, la quantità di iodio è molto variabile e dipende dal suolo: in genere frutta e verdura sono piuttosto povere di iodio, soprattutto se coltivate in terreni lontani dal mare e poveri di questo elemento.

Dunque, in un regime vegano le uniche fonti significative di iodio potrebbero essere le alghe marine commestibili (come alga kombu, kelp, nori, dulse) e il sale iodato.

Le alghe possono contenere elevate quantità di iodio, ma vanno consumate con cautela: alcune (es. la kombu) hanno concentrazioni talmente alte che un singolo pezzetto copre molte volte il fabbisogno, rischiando eccessi; altre come la nori hanno livelli più moderati e possono essere utili in piccole quantità.

In ogni caso, visto che le alghe non rientrano regolarmente nella dieta di tutti i giorni per la maggior parte delle persone, la strategia di salute pubblica principale per prevenire la carenza di iodio è l’uso del sale iodato al posto del sale comune in cucina.

Il fabbisogno giornaliero di iodio per un adulto è di circa 150 μg (microgrammi) al giorno. Questo valore sale a 200 μg in gravidanza e allattamento per supportare le esigenze del feto/neonato, mentre nei bambini è leggermente inferiore (90 μg tra 1-6 anni, 120 μg tra 7-12 anni).

Si tratta di quantità piccolissime (microgrammi), ma non per questo facili da raggiungere: anzi, i dati mostrano che senza l’utilizzo di sale iodato, l’alimentazione copre spesso appena la metà di tale fabbisogno.

In Italia, come in molti Paesi, esiste un programma di iodoprofilassi che incoraggia la popolazione a usare sale arricchito di iodio (cioè sale da cucina a cui sono aggiunti circa 30 μg di iodio per grammo di sale).

Usando regolarmente sale iodato nelle normali quantità (senza eccedere, per non aumentare troppo il sodio), si può garantire un apporto di iodio sufficiente: ad esempio, un grammo di sale iodato fornisce circa 30 μg di iodio, quindi con 5 g (poco meno di un cucchiaino da tè, dose massima giornaliera di sale consigliata per limitare il sodio) si assumono 150 μg di iodio, coprendo il fabbisogno.

Chi segue una dieta vegana dovrebbe prestare particolare attenzione allo iodio perché, non mangiando pesce, crostacei, latte o uova, elimina diverse fonti di questo elemento.

Le soluzioni per i vegani sono essenzialmente due (complementari tra loro): utilizzare sempre sale iodato in cucina (o alimenti addizionati con iodio, ad esempio alcuni tipi di pane o sale iposodico arricchito) e valutare l’assunzione di un integratore di iodio.

Molti multivitaminici per vegani contengono iodio (in genere come ioduro di potassio) in quantità di 75–150 μg per dose.

Se si preferisce integrare separatamente, esistono integratori specifici: un esempio è il LongLife Kelp, ottenuto da alga bruna polverizzata, ricco di iodio naturale.

Ogni compressa di LongLife Kelp apporta iodio organico e può aiutare a soddisfare il fabbisogno giornaliero, soprattutto per chi limita l’uso di sale (va sempre seguita la posologia indicata per non eccedere).

Anche Sygnum propone preparati di iodio in combinazione con altri minerali per la tiroide (come selenio).

È importante non superare le dosi consigliate di iodio, perché un eccesso può essere dannoso per la tiroide quanto la carenza; in genere, attenersi a circa 150 μg/die tra dieta e integratori è sicuro per la maggior parte degli adulti (l’EFSA fissa per lo iodio un limite superiore di sicurezza intorno a 600 μg al giorno per gli adulti).

In sintesi, lo iodio è un micronutriente che non va trascurato nella dieta vegana: pur necessario in piccole dosi, è essenziale per la salute metabolica e cognitiva.

Usare il sale iodato regolarmente e/o integrare attraverso un supplemento garantisce ai vegani lo iodio sufficiente a mantenere l’equilibrio tiroideo.

Si tratta di un semplice accorgimento che può prevenire problemi seri: vale quindi la pena assicurarsi che anche nella cucina vegana quotidiana “ci sia un pizzico di iodio”!

Omega-3 EPA e DHA: come assumerli senza mangiare il pesce

I grassi omega-3 a lunga catena, in particolare l’EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico), sono acidi grassi polinsaturi essenziali per numerosi aspetti della salute.

Sono ben noti per i loro benefici cardiovascolari (contribuiscono a mantenere normale la funzione cardiaca e i livelli di trigliceridi nel sangue) e per il ruolo strutturale nelle membrane cellulari, in particolare a livello del cervello e della retina.

Il DHA è un costituente fondamentale delle cellule nervose e fotorecettoriali oculari, ed è importantissimo durante la gravidanza e nei primi anni di vita per lo sviluppo neurologico del bambino.

Un adeguato apporto di EPA e DHA nell’adulto è associato a un miglior equilibrio dei processi infiammatori e, secondo alcuni studi, a possibili effetti protettivi contro declino cognitivo e depressione.

La sfida per chi segue una dieta vegana è che le fonti alimentari dirette di EPA e DHA sono quasi esclusivamente prodotti marini.

I pesci grassi (salmone, sgombro, sardine, aringhe) e gli oli di pesce forniscono abbondante EPA e DHA; nelle diete onnivore, si raccomanda di consumare pesce 2-3 volte a settimana proprio per garantire questi grassi omega-3.

In una dieta totalmente vegetale, i soli cibi contenenti EPA/DHA in quantità apprezzabili sono alcune alghe (ad esempio l’alga spirulina e l’alga nori contengono tracce di EPA, ma livelli molto più bassi rispetto al pesce) e i prodotti fortificati con microalghe.

Per il resto, i vegani assumono il precursore degli omega-3, ossia l’ALA (acido alfa-linolenico), presente in vari alimenti vegetali: semi di lino e olio di lino, semi di chia, noci, olio di colza (canola), semi di canapa, verdure a foglia verde.

L’ALA è infatti un acido grasso omega-3 a corta catena che il nostro organismo può in parte trasformare in EPA e poi in DHA. Tuttavia, la conversione di ALA in EPA e DHA è piuttosto inefficiente: si stima che generalmente meno del 5-10% dell’ALA venga convertito in EPA e ancor meno in DHA.

La capacità di conversione varia da persona a persona e può essere ostacolata da un eccesso di omega-6 nella dieta (molti oli vegetali come mais, girasole, soia sono ricchi di omega-6, che competono con gli omega-3).

Dunque, affidarsi solo all’ALA per ottenere DHA ed EPA potrebbe non garantire livelli ottimali, soprattutto per il DHA che è il più necessario a livello cerebrale.

Le autorità nutrizionali hanno stabilito dei riferimenti anche per questi grassi: l’EFSA, ad esempio, ha indicato come assunzione adeguata circa 250 mg al giorno di EPA + DHA per un adulto per contribuire al mantenimento della normale funzione cardiaca.

Si tratta di una quantità ottenibile con una porzione di pesce grasso un paio di volte a settimana, ma per un vegano può risultare una quota ardua da sintetizzare internamente solo a partire dall’ALA.

Non è un caso che gli esperti pediatri evidenzino la potenziale carenza di DHA nelle diete vegane, sconsigliandole nei bambini se non supportate da adeguata integrazione.

Anche nelle linee guida italiane si raccomanda che, in contesti come lo svezzamento vegano, si assicurino apporti adeguati di acidi grassi omega-3 (in particolare DHA) mediante fonti specifiche.

Come possono quindi i vegani ottenere EPA e DHA a sufficienza? Ci sono due strategie complementari:

  • Aumentare l’assunzione di ALA dalla dieta: questo significa includere quotidianamente alimenti ricchi di omega-3 vegetali. Ad esempio, semi di lino (basta un cucchiaio di semi di lino macinati – ~10 g – per apportare circa 2 g di ALA), semi di chia (ricchissimi di ALA, se ne possono usare 1-2 cucchiai nello yogurt vegetale o nei frullati), noci (3-5 noci al giorno forniscono buone quantità di ALA), e utilizzare olio di semi di lino a crudo su piatti freddi (l’olio di lino è molto ricco di ALA, ma va conservato bene e usato a crudo perché delicato). Anche la soia e i derivati (tofu, edamame) contengono un po’ di omega-3 ALA. Parallelamente, può essere utile ridurre un eccesso di omega-6 scegliendo oli vegetali più equilibrati (ad es. olio extravergine d’oliva o di colza invece di olio di mais o girasole in grandi quantità) per migliorare il rapporto omega-6/omega-3.
  • Utilizzare un integratore di EPA e DHA da microalghe: questa è la soluzione più diretta ed efficace. I vegetali marini (microalghe) sono in realtà all’origine degli omega-3 presenti nei pesci (i pesci accumulano EPA e DHA mangiando plancton e alghe). Oggi esistono integratori appositi derivati dalle alghe che forniscono DHA ed EPA purissimi, 100% vegani. Di solito sono presentati in forma di capsule o perle contenenti olio algale. Ad esempio, l’integratore Sygnum Omega-3 (commercializzato in perle) è utile per garantire il giusto apporto di omega-3: contiene DHA ed EPA in rapporto bilanciato, pensato per supportare funzione cerebrale, visiva e cardiovascolare. Prodotti simili a base di olio di Schizochytrium (un’alga ricca di DHA) apportano tipicamente 250-300 mg di DHA + EPA per dose giornaliera. Assumendo quotidianamente (o almeno qualche volta a settimana) un integratore del genere, i vegani possono raggiungere l’apporto raccomandato di EPA/DHA senza consumare pesce. Questi integratori algali sono reperibili nelle farmacie e parafarmacie (anche online su portali come Tuttofarma.it) e rappresentano un vero “ponte” che colma il gap nutrizionale per questo particolare micronutriente.

Integrare EPA e DHA da alghe è particolarmente importante in fasi come la gravidanza e l’allattamento (per supportare lo sviluppo del bambino) e per i bambini cresciuti con dieta vegana.

Anche adulti e anziani vegani ne traggono beneficio in termini di benessere generale. Va ricordato che non serve esagerare: dosi moderate (250-500 mg al giorno di EPA+DHA) sono sufficienti e sicure, e costituiscono l’equivalente di quanto otterrebbe un onnivoro mangiando pesce 2-3 volte a settimana.

Dosaggi più alti (fino a 1 g al giorno) possono essere utilizzati in certi casi particolari (es. persone con trigliceridi alti, su consiglio medico), ma per la maggior parte dei vegani basta seguire le indicazioni standard.

In conclusione, i grassi omega-3 a lunga catena non devono mancare in un’alimentazione vegana equilibrata.

Poiché le vie indirette (conversione da ALA) possono non garantire un apporto ottimale, la scelta intelligente è includere cibi ricchi di ALA quotidianamente e ricorrere a un integratore di EPA/DHA da microalghe.

In questo modo, si ottengono gli stessi acidi grassi benefici che un onnivoro assumerebbe dal pesce, mantenendo però un regime 100% vegetale.

L’integrazione di omega-3 è facile, priva di implicazioni etiche negative e ormai accessibile: rappresenta un tassello fondamentale per la salute di cuore, cervello e occhi nella dieta vegana moderna.

Conclusioni: pianificare e integrare per una dieta vegana sana

Abbiamo visto in dettaglio i principali micronutrienti che possono risultare critici in un’alimentazione vegana: vitamina B12, vitamina D, ferro, calcio, zinco, iodio e omega-3 (EPA/DHA).

Questi elementi non possono mancare e richiedono attenzione, ma con le giuste strategie ogni potenziale carenza può essere prevenuta.

Le posizioni ufficiali degli enti di salute e nutrizione confermano che una dieta vegana può essere nutrizionalmente adeguata a tutte le età, purché sia ben pianificata e includa fonti affidabili (spesso tramite integratori) di quei nutrienti che altrimenti sarebbero insufficienti.

In altre parole, la chiave del successo è la consapevolezza: conoscere i punti deboli della dieta vegetale e porvi rimedio proattivamente.

Un aiuto fondamentale viene proprio dagli integratori alimentari, che permettono di colmare i gap senza stravolgere la filosofia vegana.

Utilizzare un integratore di B12 non “snatura” la dieta, ma anzi la rende completa; assumere vitamina D in inverno protegge le ossa e l’immunità; prendere una capsula di olio di alghe fornisce quei omega-3 indispensabili al pari di un filetto di pesce.

Lungi dall’essere “innaturale”, integrare significa adattarsi in modo intelligente alle esigenze del corpo mantenendo le proprie scelte etiche.

Del resto, anche molte persone onnivore assumono integratori (di vitamina D, di ferro, ecc.) quando ne hanno bisogno: nel caso dei vegani, integratori come quelli citati di LongLife e Sygnum diventano alleati preziosi per seguire un’alimentazione etica senza compromessi sulla salute.

È bene inoltre sottolineare l’importanza di monitorare periodicamente lo stato nutrizionale: esami del sangue annuali o semestrali per controllare vitamina B12, ferro/ferritina, vitamina D, assetto tiroideo (TSH, FT4 se necessario) e magari zinco/folati, possono individuare per tempo eventuali carenze, così da correggerle subito.

Consultare un medico o un nutrizionista esperto in dietetica vegana è un’ottima idea, sia all’inizio del percorso vegano per impostare una dieta bilanciata, sia in caso di dubbi.

Ogni individuo è diverso: alcuni potrebbero aver bisogno di integrare tutti i nutrienti elencati, altri forse solo la B12 e la D; l’importante è non trascurare nulla e personalizzare l’integrazione in base alle esigenze personali e ai consigli dei professionisti.

In conclusione, l’alimentazione vegana può fornire tutti i nutrienti necessari per stare in salute, ma richiede senso di responsabilità e informazione.

 
Andrea Caudera
Laureato in farmacia nel 2008, è un profondo conoscitore del mondo della salute e del benessere. Dal 2016, è una presenza costante sul blog di Tuttofarma, dove si dedica alla scrittura di articoli scientifici centrati su rimedi naturali e le loro proprietà benefiche. Oltre alla sua expertise in campo farmaceutico, Andrea è anche un appassionato di tecnologia e informatica, un mix che gli permette di presentare informazioni complesse in modo chiaro e accessibile. La sua attenzione al dettaglio e la ricerca accurata fanno di lui una fonte affidabile per chi cerca orientamento nel campo della salute naturale. Andrea scrive con uno stile che coniuga professionalità e accessibilità, rendendo le sue informazioni utili sia per esperti del settore che per il pubblico generale. Linkedin: https://www.linkedin.com/in/andreacaudera84/
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